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A Cali biodiversità e clima ma senza il supporto dei leader mondiali

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Di Fabio Cortese

In questi giorni, nella quasi totale indifferenza mediatica, la città di Cali in Colombia è il teatro di un vertice mondiale cruciale dedicato a biodiversità e cambiamenti climatici. La natura, con la sua straordinaria varietà di ecosistemi, è al centro delle discussioni di una conferenza internazionale che mira a ribadire l’urgenza di azioni concrete per proteggere il pianeta e la sua ricchezza biologica.

Mentre i riflettori globali sono puntati altrove, questo incontro rappresenta un ennesimo tentativo di sensibilizzare non tanto l’opinione pubblica, ma piuttosto chi governa, sull’importanza di adottare misure drastiche per evitare il collasso ecologico. L’obiettivo principale è mobilitare i fondi necessari, soprattutto per il Sud del mondo, dove la perdita di biodiversità avanza a ritmi preoccupanti. Ogni anno, numerose specie di flora e fauna scompaiono, portando con sé non solo la loro unicità, ma interi ecosistemi che sostengono la vita umana.

A Cali per l’importanza della biodiversità per il clima

Le delegazioni di oltre 200 paesi, presenti a Cali, stanno portando avanti le discussioni già avviate durante la COP di Dubai, consapevoli che la biodiversità è una componente chiave per le strategie di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. La natura, infatti, non è solo una vittima della crisi climatica, ma anche una risorsa essenziale per la nostra sopravvivenza.

Il vertice di Cali ha l’ambizioso obiettivo di trovare un punto di convergenza tra clima e biodiversità, per costruire un futuro più sostenibile. Tra i temi principali in agenda vi è il monitoraggio degli sforzi compiuti dai paesi nell’applicazione del quadro globale sulla biodiversità. Questo piano, composto da quattro macro-obiettivi e 23 target, deve essere realizzato entro il 2030, con l’aggiornamento dei piani nazionali di ogni Stato.

L’Unione Europea in prima linea con il regolamento sul ripristino della natura

Un contributo importante arriva dall’Unione Europea, che ha recentemente approvato il regolamento sul ripristino della natura, una legge pionieristica e la prima nel suo genere a livello mondiale. Entrata in vigore il mese scorso, questa normativa rappresenta un passo significativo nella tutela degli ecosistemi degradati e nell’aumento della resilienza climatica.

Tuttavia, nonostante l’importanza di questo vertice, il dibattito sembra non aver catturato l’attenzione globale. L’assenza di leader politici di primo piano e la scarsa copertura mediatica evidenziano un generale disinteresse della classe dirigente, incapace di affrontare con decisione questioni così urgenti. Saranno quindi i tecnici e gli esperti scientifici presenti a Cali a dover fornire risposte adeguate, soprattutto sul piano finanziario, per sostenere le azioni richieste dagli attivisti e dalla comunità scientifica.

Una politica che rimanda decisioni cruciali

La mancanza di visione politica rischia di trasformare anche questo vertice in un’occasione persa. Le dinamiche globali legate ai cambiamenti climatici sembrano infatti seguire un modello ormai consolidato di rinvii e procrastinazioni, come dimostrano i continui slittamenti nelle decisioni e nei finanziamenti per fermare il degrado ambientale.

Uno scenario che non fa ben sperare nemmeno in vista del prossimo vertice mondiale sul clima, previsto per metà novembre a Baku, in Azerbaigian. Le prospettive per decisioni drastiche non appaiono incoraggianti, nonostante l’urgenza climatica sia sempre più evidente, anche in paesi come l’Italia, colpiti da eventi meteorologici estremi.

La politica globale sembra incapace di cogliere la gravità della situazione e, come osservato da molti, è bloccata in una spirale di scelte a breve termine. L’incapacità di adottare piani industriali futuri che siano sostenibili e lungimiranti rivela una mancanza di coraggio e di visione. Nel frattempo, il nostro pianeta continua a soffrire, e con esso il futuro delle prossime generazioni.

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